La Forma ha le sue leggi e abitarla implica rispettarne i confini e le limitazioni.

Non pensiamo che tali confini e limitazioni rappresentino delle mere restrizioni: non si tratta di questo. Le leggi che la goverano sono leggi sacre che albergano nel microcosmo così come nel macrocosmo, governano la Forma umana così come l’universo intero.

Spesso si tratta di regole che percepiamo come gabbie da cui evadere, come imposizioni da scardinare o da cui sfuggire in differenti modi, nella convizione che si tratti di una prigione.

In realtà sperimentiamo la vera libertà nel momento in cui siamo in gradi di accogliere l’esatto contrario: l’accettazione delle sue limitazioni, dei suoi contorni e delle possibilità o meno che porta con sè.

La Forma ci abita, e noi la abitiamo come nostro tempio, come espressione materica della nostra energia, delle nostre emozioni, del nostro spirito. La nostra Forma è una scheggia del Cristallo della Forma che risiede al centro della Terra, dove giace la sua matrice ultima e prima di cui replica le sembianze.

A volte ci dimentichiamo della nostra Forma o la consideriamo irrilevante per la nostra evoluzione, dando più spazio e peso a pensieri, parole, sentimenti e aneliti. Dimenticandoci che è sempre e solo attraverso la Forma che li esperiamo, o meglio, che essi stessi sono parte della sua biochimica stessa. Il romanticismo trova le sue radici nel radica-lismo.

La Forma ci radica, ci tiene ancorati al piano di realtà che siamo chiamati a vivere, nel piano tridimensionale.

Che cosa ci rende difficile onorare le leggi della forma?

A volte sono i “legami interrotti” con le nostre Radici, rappresentate dalla nostra famiglia, i mancati riconoscimenti, il distacco reattivo.
Altre volte sono i traumi, la separazione da noi stessi per difficoltà a sentire, per facilità a non prendersi la responsabilità di Essere.
Spesso però si tratta più semplicemente della inconsapevolezza dell’abitare una FORMA, un corpo, un veicolo fatto di carne, pelle, muscoli, cellule. Un corpo senziente che ci permette di respirare e fare il nostro percorso in questa dimensione.
Stare dentro la nostra FORMA, percepirla, riconoscerla, significa viverne i vari aspetti “umani” che la riguardano, limitazione compresa.
La FORMA può fare certe cose, altre no – ed è per ognuno diverso -.
Non accogliere le limitazioni, i confini, le “leggi” della FORMA significa vivere s-radicati pur essendo viventi. Senza radicamento non c’è nutrimento e vita: c’è solo divisione e “astrazione”.
In Human Design questo principio ci viene ben insegnato dal Centro della RADICE, che ci fornisce il carburante necessario per soddisfare i nostri bisogni esistenziali e affettivi. Questo Centro ci dice anche che senza pressione e stress non c’è vita sulla terra.

Bisogna però imparare a gestirli correttamente.

Questo è il nostro apprendimento come Esseri Umani incarnati: imparare le leggi che governano la FORMA incarnata.