Rimase a lungo a guardarlo attraverso la porta socchiusa, mentre lui affranto si teneva la testa tra le mani. in attesa. Aspettava che le rivolgesse un cenno, uno qualsiasi.

Stava lì, come rassegnato, con un mazzo di carte sul letto sparpagliate in maniera disordinata. Solo una ancora coperta.

Vicino a sé aveva uno spartito pieno di note che aveva smesso di suonare e una candela che illuminava la stanza con un guizzo vivace.

Lei aspettava di essere chiamata per entrare.

Lui rimaneva immobile, seduto. Ogni tanto si accertava che la carta fosse ancora lì e che lui fosse certo di volerne svelare il segreto.

Ma ancora non riusciva a scoprirla.

Passarono giorni e lei rimase lì, nonostante i muscoli cominciarono ad irrigidirsi.

l’attesa non era piu’ un’aspettativa ma una parte dell’essere presente.

Tante volte fu sul punto di emettere un sussulto, un suono, un rumore qualsiasi pur di palesare la sua presenza…. ma lui non se ne accorse. La parete proiettava la sua ombra nella stanza, curva sotto il peso della vita eppur carica di aspettative.

D’improvviso ebbe uno slancio, quasi impercettibile e si mise a fissare un punto vicino nella stanza che lei riconobbe dritto davanti a sé. Il suo volto s’illuminò per un istante: fu un istante solo ma ne percepì chiaramente tutta la magia.

La mano afferrò la carta come per sentirne la consistenza e se la portò al petto stringendola. Gli vide una lacrima scendere a rigargli il volto, e sperò che gli occhi inumiditi lo aiutassero a vedere. Ma lui ancora non li apriva.

Passò altro tempo e lei rimaneva ad aspettare il silenzio.

l’attesa pervadeva ogni cellula del suo corpo, spirito e anima.

Osservò come le parole le scivolavano una a una fino a sparire, nascoste in chissà quale angolo della sua memoria… La sua gola era arsa ma non poteva parlare ancora. Non prima che l’avesse riconosciuta.

Attese anche quando il freddo della notte si fece più intenso. Anche quando scorse il capo di lui sempre chino e la mano che stringeva l’unica carta rimasta tremare sotto i battiti del cuore.

Fu allora che pensò di entrare, che fu presa da un fremito di paura, che temette il peggio, che fu invasa dal dubbio…

Ma era piena di speranza. E non fece nulla.

l’attesa era diventata la sua stessa essenza.

Quando ormai le palpebre le si stavano chiudendo e sulle labbra stringeva ancora le poche parole rimaste, lui guardò finalmente la sua carta.

E lei chiuse la porta.