Ad-Sum è presenza. Ad-Sum è essenza. Ad-Sum è uno spazio-tempo-luogo verticale in cui il nostro esserci si sostiene senza sostegno, sta eretto nella sua flessibilità senza pause e senza separazioni.

Accade nello stato di flusso dove tutto scorre danzando con la Vita a fianco, Forma e Anima all’unisono. Ad-Sum.


Ho sempre sentito le cose lontane, quelle che si svolgono in altri tempi e in altri spazi. Eventi che accadono in qualche luogo diverso dal nostro, istanti di realtà che qui si consumano in durate, come deserti. E così ne ho attraversato vari, che indicano le varie epoche della mia vita e sono venuti marcando la mia storia.

Ci sono momenti nella vita in cui è necessario ripartire dalle radici. Forse perché se ne è perso il contatto, forse perché non sono state innaffiate abbastanza e iniziano a richiamare linfa.

Le radici sono molte cose: luoghi, spazi, odori, rumori…gesti e persino silenzi. Abissi di orizzonti sconfinati senza linee che li delimitano.

 

Radice è ciò che ci sostiene nelle nostre altitudini e pertanto vuole essere profondo e sprofondarsi negli inferi della terra. Tanto in basso come in alto, sta scritto da qualche parte.

Nel mezzo c’è la nostra evoluzione.

Ad-Sum

Ritorno alle Radici vuol dire anche esilio dal presente conosciuto, presa di distanza a fronte di una nuova o rin-novata scoperta del proprio sé inabissato.

Una fuoriuscita dal guscio che protegge la nostra esistenza costellata di una geometria ben nota in cui, soli, bisogna raccogliersi e sorreggere il proprio peso.

In cui è necessario ricucire tutta la vita passata che diviene presente e tenerla sospesa affinché non si trascini; levare in alto ogni giorno appena trascorso e riconnetterlo a tutti gli altri.

Esilio che si presenta come una salita, una china che sempre ascende mentre il nostro cuore viene tenuto in alto perché non sprofondi, e per non andare noi stessi in pezzi.

E si sta lì, come un innocente spogliato di tutto e senza neanche più un luogo eletto dove ripararsi dalle intemperie; nudo come un neonato, senza giustificazioni e senza maschere.

In un lungo processo di ri-creazione, dove si depongono i veli per assumere poco a poco il vero volto e la vera voce, quella della trasparenza che proferisce direttamente dall’anima, senza mediazione alcuna.

Ma di viaggi così si inizia a comprendere solo al ritorno, perché in questa momentanea sospensione c’è qualcosa di sacro e di ineffabile, come in ogni vera sospensione – epoché

La sacralità è nel Tempo e nelle Circostanze a cui ci si riconnette, in un presente dilatato a dismisura. E il nostro vero sé, incrostato di sedimenti secolari, ha radici più estese dei rami che si alzano verso la luce; al far del giorno, in quel frangente aurorale, le ombre notturne mostrano il loro senso e figure incerte si rivelano al cospetto del primo chiarore: l’ora della luce in cui si danno appuntamento passato e futuro.

Ferirò con la luce le tue carceri tristi e oscure

F. De Rojas La Celestina

Ad-sum.